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Q&A Italiano

Q&A Italiano

Salve a tutti, mi chiamo Iulia Shcherbakova, sono giornalista, consulente linguistico e insegnante d’inglese business.

In questa pagina vorrei parlare delle domande che nel corso dei miei 5 anni di pratica nel settore linguistico ho ricevuto più spesso e offrirvi delle soluzioni.

È vero che inglese britannico e inglese americano sono molto diversi l’uno dall’altro? Quale variazione è meglio studiare?

Sì, è vero che sono abbastanza diversi l’uno dall’altro anche se si tratta sempre della stessa lingua. Le differenze principali comprendono non solo la pronuncia e gli accenti ma anche i vocaboli e lo spelling.
Ad esempio, in inglese americano si omette la “u” in molte parole (colour – color, neighbour – neighbor, behaviour – behavior).
La parola per “appartamento” è ‘flat’ in inglese britannico ma ‘apartment’ in inglese americano.
Le patatine sono ‘crisps’ in inglese britannico e ‘chips’ in inglese americano mentre in inglese britannico ‘chips’ sono le patatine fritte chiamate ‘french fries’ in inglese americano.
Ci sarebbero centinaia di esempi sulle confusioni che si possono creare tra gli americani e gli inglesi durante una conversazione. Teniamo in mente il fatto che esistono anche variazioni australiane, canadesi e tante altre.
Quale variazione scegliere? Dipende dall’ambiente in cui pensate di avere la necessità di usare la lingua.
Il mio consiglio generale però è quello di dare attenzione a tutte le variazioni con cui entrate in contatto durante il vostro percorso di apprendimento della lingua inglese perchè al giorno d’oggi esiste anche il fenomeno del Global English – l’inglese universale parlato tra i non nativi. Con la diffusione dell’inglese ormai così globale, specialmente in ambito lavorativo, non sappiamo mai con quali nazionalità avremo bisogno di interagire in inglese e non sappiamo neanche quale variazione della lingua sia stata studiata da loro.
L’inglese sarà sempre la lingua principale di comunicazione internazionale? È veramente necessario studiarlo?
Io direi, sì e no.
Altre lingue, come per esempio il tedesco, il francese, lo spagnolo, il cinese, il russo, l’arabo ecc. sono abbastanza importanti nell’ambito della comunicazione internazionale e questo è un fatto che non si può negare.
Rimanendo ancora la lingua più parlata al mondo, l’inglese sta comunque pian piano condividendo questa posizione con altre lingue.
Esiste poi un altro fattore – l’inglese è la lingua più parlata al mondo sia da nativi che non nativi ma sapete già qual’è la lingua più usata al mondo a livello di madrelingua che la parlano?
Il cinese, con circa 910 (novecentodieci) milioni di persone, mentre il secondo posto della classifica è occupato dallo spagnolo con circa 440 (quattrocentoquaranta) milioni e solo al terzo posto troviamo l’inglese con 380 (trecentoottanta) milioni.
Sono cifre e argomenti che fanno riflettere.
Ora come ora, l’inglese è indispensabile in ambito lavorativo internazionale ma ci sarà qualche altra lingua al suo posto tra 100-200 anni? Io personalmente ritengo che sia probabile, anche se al momento questo può sembrare un suggerimento poco ragionevole.

Per apprendere una lingua bisogna vivere nel paese dove si parla?

Assolutamente no.
Visitare il paese della vostra lingua target sicuramente rappresenterebbe un vantaggio ma bisogna stare attenti al fattore principale, rappresentato dall’ambiente in cui vi troverete una volta lì.
Vi dò un esempio. Tanti studenti che vanno all’estero con programmi di scambio formano gruppi di connazionali e parlano principalmente tra loro. È un fenomeno naturale e non c’è niente di male ma bisogna stare attenti all’eventuale mancanza di esperienze che vi può portare un viaggio del genere.
Trovarsi in un paese non significa automaticamente interagire con i madrelingua. È uno sforzo enorme, sia a livello emotivo che mentale. A volte può risultare talmente pesante che anche nelle scuole di lingua all’estero le persone rimangono linguisticamente chiuse nel gruppo dei propri connazionali.
Se vi rendete conto di queste eventuali difficoltà, bene, siete preparati ad ottenere il massimo dal vostro viaggio o soggiorno.
Ma anche a casa vostra, nella vita quotidiana, è più che possibile creare un’immersione linguistica:
• Cambiate la lingua sul vostro telefono e sul PC. Assicuratevi di saper tornare indietro nel caso =)
• Scegliete un amico con cui potete scambiare dei messaggi nella vostra lingua target durante la giornata.
• Sostituite i film nella vostra madrelingua con i film nella lingua target. Riguardate le vostre serie preferite o i film preferiti in questa lingua.
• Andando a lavoro, sostituite la musica o la radio con un podcast nella vostra lingua target.
• Mettete adesivi con i vocaboli dappertutto dentro casa. Ogni volta che aprite il frigorifero non potrete fare a meno di leggere “fridge” e pensare subito a una scena dalle serie TV che avete guardato.
• Sapete che forse proprio in questo momento, nel posto dove vivete, si trova una persona madrelingua della vostra lingua target? Scaricate per esempio HiNative, Tandem o HelloTalk che vi mostreranno altri utenti che vogliono praticare diverse lingue.
Per apprendere una lingua non è necessario andare all’estero. Bastano un po’ di impegno e lo spirito giusto.

Capisco la lingua ma non riesco a parlare, cosa potrei fare per superare questa difficoltà?

Se capite bene la lingua scritta e parlata ma non riuscite ancora a parlare è molto probabile che vi sentiate come se non vi venissero le parole.
Questo significa che avete un vasto vocabolario passivo e uno scarso vocabolario attivo.
Il vocabolario passivo comprende le parole e le espressioni che siete capaci di riconoscere e capire nella lingua scritta e parlata.
Il vocabolario attivo invece sono quei vocaboli che siete capaci di usare nella scrittura e nel parlato.
A questo punto sarebbe giusto fare due domande: in che modo il vocabolario passivo diventa attivo e perché mi vengono le parole quando scrivo ma non quando parlo?
Il vocabolario passivo diventa attivo con la ripetizione. Più contatto in più contesti avete con una parola, frase o espressione, più essa diventa familiare e comincia ad essere usata automaticamente, come succede con la nostra lingua madre.
Per quanto riguarda la seconda domanda, la velocità con cui scriviamo e con cui parliamo sono diverse giusto? Quando scriviamo abbiamo più tempo per pensare anche se a volte ci può sembrare che le parole vengano automaticamente. Ma non è così. Si tratta di millisecondi, ma queste sono le velocità a cui funziona il nostro cervello e che fanno la differenza.
Riassumendo, per parlare bene bisogna ripetere gli stessi vocaboli più e più volte in diversi contesti. Questo significa, ad esempio se avete un podcast o un canale youtube preferito, evitare di ascoltare sempre i nuovi materiali ma riascoltare invece lo stesso materiale finché le parole e le espressioni che sentite non vi vengono automaticamente.

Quanto tempo ci vuole per arrivare al livello A2/B1/B2 ecc?

Dipende più dalla qualità che dalla quantità.
100 ore di un corso dove vi trovate annoiati e non capite la metà di quello che ascoltate vi porteranno risultati molto peggiori rispetto ad esempio alle 30 ore delle vostre serie tv preferite che guardate con i sottotitoli nella lingua target.
Esiste comunque il Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (QCER).
I sei livelli di competenza (A1, A2, B1, B2, C1, C2) sono utilizzati in tutta Europa e in altri continenti come parametri per la valutazione delle conoscenze linguistiche.
Come potete vedere, sono stimate mediamente 200 ore per ogni passaggio al livello successivo.
È qui che torniamo al discorso della qualità del tempo che passate con la lingua.
Se vi iscrivete a un corso accademico di 200 ore per passare per esempio da A2 a B1 ma non ci mettete l’impegno e la responsabilità personale, o tentate di applicare metodi che non funzionano per voi, tutto il tempo impiegato risulterà inutile.
Quindi sperimentate coi metodi, con le scuole, con i corsi, con il materiale! L’importante è sentirvi a vostro agio e non percepire il tempo che passate con la lingua che studiate come un’esperienza che vi procura stress o ansia.

Ho molta difficoltà nel memorizzare nuovi vocaboli, dopo la lezione non ricordo niente, rimango molto spesso frustrato/a, cosa potrei fare?

Partiamo dal presupposto che la memoria ha le caratteristiche di un muscolo: più si allena più diventa forte. Quando diciamo “ho una memoria debole” vuol dire semplicemente che questa è la situazione attuale e non quella permanente. Il secondo argomento da chiarire sarebbe – siamo sicuri che è vero che abbiamo “una memoria debole”?
La forgetting curve chiamata anche Ebbinghaus’ curve – è un grafico che dimostra la velocità con cui dimentichiamo una nuova informazione – riporta che mediamente dopo 48 ore dimentichiamo l’80% delle informazioni. Siete ancora sicuri che il problema sia veramente in voi?
Così funziona il nostro cervello che è biologicamente predisposto a risparmiarci sforzi e fatiche e siamo TUTTI predisposti a dimenticare quello che studiamo. La domanda giusta sarebbe – come possiamo usare quest’ informazione per superare le difficoltà?
Circa 50 anni dopo che il professor Hermann Ebbinghaus ebbe documentato i suoi studi sulla forgetting curve, una serie di scienziati si sono posti la stessa domanda ed è così che nacque il sistema di ripetizione spaziata, ossia spaced repetition system.
Nella maggior parte dei casi tale sistema viene utilizzato sotto forma di un programma per computer o di app. Le informazioni da memorizzare assumono la forma di “carte” (flashcards) e il programma di volta in volta calcola gli intervalli di ripetizione più adatti ad ogni pezzo di informazione, ad esempio nel nostro caso si tratta di parole e frasi.
L’algoritmo è molto più complesso ma ai fini della memorizzazione dei nuovi vocaboli ci basta sapere che il metodo esiste e che porta a dei risultati.
Per chi vuole provarlo, esistono app anche gratuite, tra queste io personalmente uso maggiormente Anki. Vi raccomando di provare ad applicare questo metodo di memorizzazione, mi rivolgo specialmente a chi ritiene di avere “una memoria debole”.
Questo è un tema estremamente profondo e decisamente importante nell’ambito dell’apprendimento delle lingue, ma per il momento prima di terminare vorrei sottolineare solo altri due fattori.
Tenete in mente la differenza tra la memoria a lungo termine e la memoria a breve termine. Non siamo biologicamente e fisiologicamente in grado di memorizzare nuove informazioni a lungo termine senza sforzo. Questo richiede costante ripetizione, ma non solo. Il modo migliore è quello di unire la ripetizione con la partecipazione nella co-creazione di questa informazione, il che significa provare a raccontare quello che avete studiato a qualcun altro e vedrete quanto sarà più facile ricordare questa informazione anche dopo un lungo periodo di tempo.
E finalmente siamo arrivati all’ultimo fattore d’importanza. Se avete la sensazione di soffrire di problemi di memoria anche nelle altre sfere della vostra vita, non solo quando si tratta dello studio delle lingue, assicuratevi di avere abbastanza ore di sonno. Sleep deprivation, cioè la privazione del sonno, è stata scientificamente verificata come un fattore in grado di portarci ad un livello di decadimento cognitivo pari a quello da intossicazione alcolica. Prendetevi cura di voi!

Guardo spesso delle serie TV/dei film/dei video in inglese con i sottotitoli in italiano ma non vedo nessun miglioramento delle mie capacità, perché?

Questo è uno degli errori più comuni commesso da chi sta cercando di imparare una lingua straniera attraverso questo metodo.
Quando guardate qualsiasi tipo di video nella vostra lingua target ma mettete i sottotitoli nella vostra madrelingua si mette in gioco il seguente fattore – il cervello opta per la strada più facile cioè leggere la madrelingua invece di faticare per ascoltare una lingua che non conosce o conosce comunque peggio della lingua madre.
Riflettete un po’: quante volte guardando un film in questo modo vi siete completamente distratti e alla fine avevate la sensazione di aver appena visto un film in italiano invece che in un’altra lingua?
Perciò l’unico modo in cui questo metodo può risultare veramente utile ai fini dell’apprendimento di una lingua straniera è quello di mettere i sottotitoli nella lingua target oppure non usarli affatto, a far sì che la nostra mente si impegni ad elaborare e decifrare il codice che sta ricevendo, cioè la lingua che abbiamo scelto di studiare.

Ho studiato l’inglese per anni ma non ho mai visto un risultato notevole, perché?

Di solito si tratta sia di mancanza di un approccio sistematico sia di stato emotivo negativo verso la lingua, sia dell’effetto plateau [plaˈto] (ossia lo stallo) che non è stato superato, sia di tutte e tre le cose messe insieme.
Per fare progressi nell’apprendimento di una lingua straniera bisogna:
● Affrontare lo studio con un “low affective filter” (nei termini del professore e linguista Stephen Krashen) il che significa farlo senza ansia o imbarazzo, ossia con un minimo di emozioni negative. Dico “con un minimo” e non “senza” perché questo minimo sarà comunque presente – lo sforzo che facciamo durante il nostro intero percorso con la lingua target ci porta inevitabilmente anche a dei momenti difficili che fanno organicamente parte del percorso;
Applicare un approccio sistematico che funziona per voi. Questo non significa scegliere un libro giusto – anche se questo è comunque importante – ma riguarda maggiormente i metodi e le strategie di apprendimento che applicate sistematicamente giorno dopo giorno e settimana dopo settimana, con costanza e semplicità, oltre all’ambiente confortevole e stimolante in cui studiate;
Al momento in cui raggiungete il “plateau”, esserne coscienti e preferibilmente avere una guida che vi aiuti a superarlo. Un tale momento di stallo temporaneo che potremmo provare nei diversi settori della vita – lo sport e i progressi sportivi sono l’esempio più calzante – si manifesta come una sensazione di totale mancanza di progressi, nonostante l’aumento progressivo dello sforzo e dell’ impegno. Si spiega in modo semplice: dopo aver raggiunto un certo livello di competenze e di capacità abbiamo bisogno di molto più tempo e impegno per padroneggiare minuziosamente i dettagli necessari a raggiungere il livello successivo. E mentre lo studente non ha i mezzi appropriati per valutare se ci sia stato qualche progresso significativo o meno, una persona esterna con abbastanza esperienza e in grado di darvi un feedback ad hoc diventa a questo punto necessaria.
Riflettete su questi fattori importanti e sulla loro presenza nel vostro percorso di apprendimento linguistico prima di cadere nella trappola chiamata “non sono adatto/a alle lingue” =)

Voglio studiare una lingua straniera, come scegliere un insegnante / language exchange partner?

Partiamo dal presupposto che, se avete già un livello di padronanza di una lingua abbastanza buono, vi può maggiormente convenire trovare un language partner per uno scambio linguistico gratuito piuttosto che investire in un corso di lingua guidato.
Al giorno d’oggi esistono tante piattaforme e app per scambio linguistico dove potete trovare una persona con cui potete parlare, chattare e praticare la lingua che studiate in cambio di aiuto nel loro percorso di apprendimento della lingua italiana.
Italki ha questa funzionalità, insieme all’opzione di trovare un insegnante.
Tra le app la mia preferita è HelloTalk per via della sua vasta funzionalità e dell’interfaccia interattiva.
Tenete in mente che il vostro language partner deve avere la pazienza e le necessarie competenze linguistiche per aiutarvi in modo efficace con i vostri progressi, sceglietelo quindi con attenzione e cautela. Non tutti siamo sempre bravi nelle nostre madrelingue e ancora meno – nel loro insegnamento.
Se il vostro attuale livello invece è quello base o pre-intermedio potreste avere principalmente bisogno di una guida professionale, per poi arrivare al livello da cui potrete interagire con i madrelingua senza problemi e arricchire sempre più il vostro vocabolario e le vostre capacità.
Io dico sempre questo ai miei allievi: non è possibile imparare “tutta la lingua” perciò il percorso accademico potrebbe non finire mai, giusto?

Mi piace studiare la lingua ma ogni volta che torno allo studio dopo qualche tempo lo abbandono comunque, come posso evitarlo?

Il motivo principale per cui spesso perdiamo interesse per lo studio di una lingua è rappresentato dalle nostre aspettative. Esiste questo pregiudizio di dover essere necessariamente motivati per studiare e andare sempre avanti, e tale pregiudizio purtroppo va anche oltre l’apprendimento delle lingue straniere.
In realtà, la frase che descrive la situazione in modo precisissimo è “motivation is for amateurs” cioè la motivazione è una cosa per dilettanti. Se vogliamo arrivare ai risultati, in qualsiasi settore della nostra vita, dobbiamo lavorare sugli obiettivi anche quando è difficile e quando non ci sentiamo in forma. Non possiamo studiare solo quando ce la sentiamo e quando è tutto chiaro e facile. Se ci riflettete un po’ vedrete quanti ostacoli vi potrebbe già aver creato questo pregiudizio in passato.
L’unico modo per evitare questa situazione è organizzare bene il vostro studio e non contare mai su motivazione o “ispirazione”. Quando vi trovate faccia a faccia con una difficoltà non scoraggiatevi ma chiedete aiuto e spiegazioni sia al vostro insegnante sia al language partner.
Cercate, se è possibile, di studiare sempre negli stessi orari e nello stesso posto – questo vi aiuterà a creare una routine che vi mette automaticamente nel giusto stato lavorativo.

Non sono adatto/a alle lingue, ha senso cominciare?

Spesso le persone che credono di non essere adatte alle lingue hanno avuto delle pessime esperienze in passato. Un insegnante che non sapeva spiegare o ancora peggio che umiliava l’allievo davanti al gruppo di studio. Un professore che faceva lezioni noiosissime basate solamente sulla teoria di una lingua e metteva voti bassi per la pratica, testata solo nel momento dell’esame. Quasi ognuno di noi ha qualche storia simile da raccontare, e quelli di noi che hanno avuto le esperienze più pesanti sono rimasti per sempre convinti che per loro non abbia più alcun senso provare.
È vero che ciascuno di noi ha i propri talenti e le proprie predisposizioni. Ma questo non vuol dire che se avete meno predisposizione per le lingue rispetto a, diciamo, fisica o danza, non potete diventare veramente bravi a parlare una lingua straniera.
“Practice beats talent”, la pratica batte il talento. Il talento può essere importante ma è nulla senza lavoro.
Se dopo le vostre esperienze negative siete rimasti convinti che non siete adatti alle lingue vi serve una guida professionale e più fiducia in voi. Con un programma basato sui metodi che funzionano per voi, nell’ambiente che non vi porta stress e ansia, con impegno costante e con linee guide chiare, vedrete progressi che possono essere anche più veloci dei progressi di persone maggiormente predisposte alle lingue ma che si impegnano meno di voi.

Come lavorare sulla pronuncia?

Io direi che la linea guida più chiara è quella di ascoltare tanto e praticare la lingua per più tempo possibile.
Più facile dirlo che farlo.
Non ho ancora scoperto un metodo più efficace che ascoltare, ripetere una parola o una frase e registrare la propria voce per poi avere la possibilità di paragonare i vostri risultati all’originale. È abbastanza impegnativo ma allo stesso tempo può risultare molto divertente specialmente se fatto con gli amici o in un gruppo di studio, leggendo per esempio diverse battute in diverse voci.
L’aspetto principale è quello di ricevere feedback. Se usate il metodo di cui vi ho appena parlato il vostro feedback è il confronto tra l’audio originale e la vostra pronuncia, tuttavia anche qui sarebbe opportuno avere l’aiuto di un professionista esterno in quanto non siamo tutti capaci di distinguere le piccole differenze di pronuncia.
È molto utile anche leggere i testi ad alta voce registrando ancora una volta la propria voce, ma in questo caso diventa già necessario avere un feedback da una persona esterna e professionalmente preparata.

Vorrei studiare autonomamente, dove trovare il materiale e come strutturare il mio studio?

Nel momento storico in cui viviamo l’accesso alle informazioni è a portata di mano. Non è mai stato così facile studiare e seguire i nostri hobby e le nostre passioni, e allo stesso tempo non è mai stato così difficile. Siamo sommersi da diverse informazioni e molto spesso non sappiamo né da dove cominciare né come procedere.
Per questo motivo lo studio autonomo può risultare abbastanza difficile, ma non impossibile.
Vi serve un programma adeguato alle vostre esigenze, degli orari di studio comodi e preferibilmente sempre uguali, e materiali sempre pronti all’uso.
Prima di tutto definite bene il vostro obiettivo. Vi serve l’inglese business, l’inglese per il turismo o l’inglese generale con livello tra A2 e B2 per superare gli esami?
Nel momento in cui avete chiaro il vostro obiettivo potete iniziare la ricerca. Io raccomando di cominciare dai libri di studio su Amazon e dai corsi offerti su Coursera. Leggete le descrizioni e scegliete il materiale in base alle vostre esigenze.
Non comprate due libri e non seguite diversi corsi nello stesso tempo. Il problema dello studio autonomo è la varietà che potete trovare e che può portare anche a confusione.
Scegliete un libro o un corso solo e seguitelo dall’inizio alla fine.
Le sole altre due risorse con cui potrei raccomandare di accompagnare il materiale principale sono i podcast e le opere letterarie. Per i podcast potete trovare tantissime app gratuite e per i libri in lingua straniera potete ancora una volta consultare Amazon, meglio Amazon.com. Ma ancora una volta, fate attenzione a scegliere un podcast solo o un libro solo senza mettere insieme troppo materiale e sentirvi stanchi e sopraffatti.
Non saltare gli appuntamenti che fissate con voi stessi. Se un giorno vi sentite stanchi e non avete voglia di studiare dedicate 5 minuti allo studio. Cinque. Riascoltate un podcast che avete ascoltato l’altro giorno, nient’altro. Ma non saltate la lezione completamente perché più lo fate più diventa difficile riprendere il ritmo e più frustrati rimanete.
Non avere paura di sperimentare diversi metodi e orari. Una volta che avrete capito cosa funziona meglio per voi – per esempio ascoltare un podcast la mattina presto invece di leggere 3 pagine di un romanzo prima di dormire, o viceversa – questi metodi e orari diventeranno la vostra forza.
Mi imbarazza il mio accento / gli errori che potrei fare e mi blocco nel parlare la lingua, come posso superare questa difficoltà?
La mia propria esperienza al riguardo è un po strana – non ho mai avuto questo problema psicologico con l’inglese ma ho passato due anni combattendo contro questo blocco con l’italiano, quindi direi che è variabile anche da lingua a lingua, non solo da persona a persona.
Quello che mi ha aiutato molto e che dico sempre ai miei allievi è che un accento è un segno di coraggio. Chi parla con accento vuol dire che parla almeno un’ altra lingua.
La differenza che bisogna capire è quella tra accento e pronuncia. Il vostro accento è anche un segno della vostra identità, è parte di voi, e non dobbiamo mai sentirci a disagio per quello che fa parte della nostra identità. La pronuncia invece rappresenta la capacità di riprodurre i suoni e le intonazioni di un’altra lingua in modo chiaro per il nostro interlocutore. Cioè significa che possiamo avere una pronuncia perfetta ma avere comunque un accento, proprio come ad esempio esistono accenti diversi in diverse parti d’Italia.
Anche agli esami come Cambridge Proficiency English – pari al livello C2 – non è richiesto non avere accento, quello che è obbligatorio invece è avere una buona pronuncia.
L’altro fattore che ci può far sentire a disagio è la paura di fare errori. Spesso facciamo degli errori anche nella nostra lingua madre, perché dovremmo preoccuparci così tanto per una lingua che non lo è?
Lo studio di una lingua straniera è un percorso. Non ci sono scorciatoie e non esiste un metodo che permette di non fare errori. In effetti, tanti poliglotti basano il loro studio sul fare più errori possibili. In questo modo, dopo il feedback sugli errori, imparano da questi in modo più veloce e con meno sforzo di memoria.
Sperimentate con i metodi e non sentitevi a disagio né per il vostro accento che fa parte della vostra personalità né per gli errori che accadono, perché fanno parte del percorso senza il quale l’apprendimento non esisterebbe.